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Alla Toti canti e poesie per ricordare la Shoah


Il titolo della rappresentazione fa riferimento al tipico villaggio ebraico, lo Shtelt, appunto, nel quale gli uomini vivevano allegramente, in un tempo in cui, non erano ancora stati vittime dell’Olocausto. Gli insegnanti hanno inserito, nella parte iniziale, alcuni aneddoti relativi al modo di vivere dello Shtetl e ai personaggi che lo popolavano, ma subito essi hanno lasciato spazio alle testimonianze degli orrori della Shoah e delle persecuzioni razziali. L’intero spettacolo stato accompagnato dalle musiche di Moni Ovadia, compositore che ha contribuito a diffondere la cultura yiddish e l’allegria che la caratterizza, interrotte solamente dal fischio del treno che intendeva ricordare i convogli della morte che accompagnavano gli ebrei nei campi di sterminio e dall’Ave Maria. Questo canto intendeva sottolineare le radici comuni della religione ebraica e cristiana.

Un momento molto commovente dello spettacolo stato indubbiamente il canto della celebre poesia di Primo Levi da “Se questo un uomo”, il quale ha sottolineato l’orrore dei lager raccontati da un uomo che ha vissuto in prima persona questa dolorosa esperienza.

A conclusione dello spettacolo, gli alunni hanno intonato il canto “Hatikvah” (in italiano “La speranza”),  inno nazionale dello Stato di Israele, nella lingua originale.  

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